
13) Porfirio. La virt avvicina l'uomo a Dio.
    Pur riproponendo il tema plotiniano dell'ineffabilit di Dio e
della sua assoluta separatezza dal mondo sensibile, Porfirio
presenta una concezione dell'etica meno mistica di quella del suo
maestro

Lettera a Marcella, sedicesimo-diciassettesimo (vedi manuale
pagina 206).

1   Le opere devote precedano i discorsi su Dio e non si parli di
lui in mezzo al volgo: ch la teologia non ha alcun rapporto con
la vanit dell'anima. Pensa che  meglio tacere piuttosto che
esprimere parole inconsiderate su Dio. Diventerai degna di Dio se
non dirai e non farai, anzi se nemmeno vorrai sapere, cosa alcuna
indegna di lui [...].
2   Tu onorerai Dio nel modo migliore quando renderai la tua mente
simile a lui. Codesta somiglianza si ottiene soltanto per mezzo
della virt: poich soltanto la virt eleva l'anima e la conduce a
ci che le  affine. Non c' nulla di pi grande dopo Dio, se non
la virt. Dio rafforza l'uomo che compie il bene: ma delle azioni
malvage  capo il cattivo demone. L'anima perversa fugge Dio, non
vuole che ci sia la sua provvidenza e respinge la legge divina che
punisce ogni peccato. Ma l'anima del saggio  d'accordo con Dio,
guarda sempre a Dio, a Dio  sempre unita. Se il padrone si
compiace del suo servo, anche Dio ha cura del saggio e a lui
provvede. Perci il saggio  beato perch vive sotto la protezione
divina. Non la lingua del saggio  accetta a Dio, ma le sue opere:
ch il saggio onora Dio anche nel silenzio, lo stolto lo insulta
anche quando prega e fa sacrifici. Dunque soltanto il saggio 
sacerdote,  devoto,  capace di pregare. Chi professa la
sapienza, professa la scienza che conosce Dio, ed esercita la sua
piet verso di lui, non con suppliche e sacrifici, ma con le opere

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume I,
pagina 760).

